Organ-on-a-chip: per una ricerca medica più precisa

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di medicina di precisione, così come della possibilità di fare ricerca farmacologica e medica con metodi alternativi all’uso animale. I sostenitori di questo percorso evidenziano che nessun modello animale, nemmeno il più simile all’essere umano, può mimare perfettamente la fisiologia delle cellule e degli organi umani.
Chi abbraccia questa tesi ha ideato, nel tempo, vari strumenti per rispondere all’esigenza di avere modelli umani complessi, su cui effettuare le ricerche: tra questi anche gli organi-on-a-chip, sistemi microfluidici che ricostruiscono i microambienti nei quali cellule coltivate mimano la fisiologia degli organi reali.

Il passaggio ulteriore, in questo ambito, è la possibilità di usare incubatori già esistenti o creare questi micro-organi partendo da cellule di un paziente: in questo modo si potrebbe fare una ricerca altamente personalizzata. Un passaggio che, però, ancora non è avvenuto.
Proprio questo argomento ha affrontato un articolo uscito lo scorso dicembre sulla rivista Lab on a Chip, espressione dell’inglese Royal Society of Chemistry.

Gli autori, olandesi, dello studio (Albert van den Berg, Christine L. Mummery, Robert Passiera, Andries D. van der Meer. Personalised organs-on-chips: functional testing for precision medicine. Lab Chip, 2019, Advance Article) hanno analizzato lo stato dell’arte di questa evoluzione verso una medicina di precisione, individuando nella necessità di ottenere campioni dal singolo paziente e i dati sanitari corrispondenti un limite a questa espansione, così come l’esigenza di poter mettere in relazione i risultati dati dalla ricerca personalizzata con gli outcome dei pazienti che l’hanno sfruttata, per poter confermare il valore predittivo dell’uso di questi strumenti.

 

Sfide complesse da affrontare che, secondo gli autori, potrebbero essere meglio risolte se pazienti, clinici, aziende farmaceutiche, ricercatori biomedici ecc. lavorassero insieme. I vantaggi potrebbero essere molti per tutti.

Stefania Somaré